Studio degli accordi nella musica pop rock: con o senza barré? |

Studio degli accordi nella musica pop rock: con o senza barré?

Studio degli accordi nella musica pop rock: con o senza barré?

Gli accordi barré sono uno dei primi ostacoli che l’aspirante chitarrista si trova a dover fronteggiare. Imparati i primi accordi in posizione aperta, ci si rende subito conto che questi non sono sufficienti a suonare tutte le canzoni e soprattutto che ci tengono ancorati alla “paletta”, lasciando inesplorata gran parte del manico. Ma nel momento in cui si appresta a studiare questi famigerati barré, ecco che il chitarrista si scontra con la difficoltà della loro esecuzione e cade in un profondo sconforto.

Poco dopo, tuttavia, scopre l’esistenza del capotasto mobile ed ecco che torna a sorridere. Per chi non lo sapesse, il capotasto mobile (immagine a lato) è uno strumento estremamente economico e pratico che consente di accorciare la lunghezza delle corde vibranti, alzando la tonalità. In sostanza, ci permette di suonare in qualsiasi tonalità utilizzando gli accordi in posizione aperta, con le corde a vuoto, semplicemente spostando il capotasto lungo il manico della chitarra.

Dunque il capotasto mobile sostituisce completamente gli accordi con il barré? Per la delusione dell’aspirante chitarrista, la risposta è no. Il capotasto mobile non sostituisce gli accordi con il barré, in quanto entrambi rappresentano strumenti indispensabili che il chitarrista dovrebbe imparare ad usare in base al suono che desidera ottenere dal proprio strumento.

Gli accordi con il barré, infatti, permettono di ottenere effetti sonori che sarebbe impossibile replicare con la stessa efficacia attraverso il capotasto mobile. Pensiamo ad esempio alla musica Reggae: essa si basa sostanzialmente su pattern ritmici sincopati, in cui la chitarra suona sul levare del movimento e con un suono tipicamente staccato (Esempio n.1).

Questo effetto è praticamente impossibile da ottenere con gli accordi in posizione aperta, per via della presenza delle corde a vuoto, sulle quali il chitarrista ha minor controllo ritmico. Dunque, se hai intenzione di suonare I shot the sheriff di Bob Marley, mettiti l’animo in pace, dovrai imparare gli accordi con il barré.

Un altro motivo per imparare a suonare i barré è che molte canzoni cominciano in una tonalità e

successivamente modulano ad altri centri tonali. Chiedere alla band di aspettare ad ogni cambio di tonalità, per permetterci di spostare il capotasto mobile sarebbe un ottimo modo per farsi licenziare, per cui anche in questo caso ti converrà imparare i barré. Per cambiare tonalità, infatti, non dovrai far altro che spostare i barré, così come diteggiati, su e giù lungo il manico, niente di più semplice!Ora sei pronto ad accompagnare alla chitarra Beyoncé mentre canta la sua Love On Top.

Un altro motivo per cui è fondamentale imparare i barré è il cosiddetto voice leading. Ogni accordo è formato da più note che, come “voci” per l’appunto, si muovono da un accordo all’altro creando delle melodie. Conoscere i barré ci permette di arricchire moltissimo i nostri accompagnamenti attraverso una buona condotta delle parti/voci, come nell’esempio successivo, in cui un semplice giro diatonico in tonalità di do maggiore viene arricchito da una melodia ascendente della prima voce (nota più acuta, anche detta “al canto”) che parte dalla nota mi e termina sulla nota do (Esempio n.2).

D’altro canto, è giusto ricordare che molte canzoni sfruttano il sound caratteristico degli accordi in posizione aperta, che grazie alle corde a vuoto permettono di ottenere effetti non replicabili con i barré; si pensi a canzoni come Romeo And Juliet dei Dire Straits, Hotel California degli Eagles, Here comes the sun o Norwegian wood dei Beatles, o ancora Wonderwall degli Oasis, The sound of silence di Simon & Garfunkel. Per suonare questi brani dovrai munirti di un capotasto mobile!

In conclusione, alla domanda iniziale “accordi con o senza barré?” non esiste una risposta univoca

ma dipende dal brano che stiamo suonando, dal genere musicale, dalla chitarra che stiamo imbracciando e soprattutto dal risultato sonoro che vogliamo ottenere.

Articolo a cura di Michel Behare