di Michel Behare

Il mondo dell’effettistica per chitarra è estremamente vasto ed offre pressoché infinite possibilità timbriche al chitarrista.
Con un buon riverbero possiamo dare profondità al suono e ricreare le caratteristiche acustiche di diversi ambienti; con il wah-wah possiamo far letteralmente piangere la chitarra; con una bella distorsione possiamo suonare il vasto repertorio della musica rock! Ma quando il chitarrista decide di assemblare la propria pedaliera, ecco che si scontra con un comune dilemma: in che ordine vanno posizionati gli effetti?

In questo breve articolo cercheremo di rispondere a questa domanda offrendo alcune linee guida per gestire al meglio la catena degli effetti. Per cominciare, è bene sottolineare che non esiste una risposta univoca, in quanto ogni chitarrista è libero di sperimentare e decidere quale configurazione si addice meglio ai suoi obiettivi timbrici. Pertanto, quello che cercheremo di fornire in questo articolo è una buona disposizione di base, sulla quale sarà possibile effettuare modifiche e accorgimenti personali. Prima di introdurre gli effetti veri e propri, è molto utile utilizzare un accordatore a pedale, che permette di silenziare la chitarra per accordarla; in questo modo sarà sempre possibile mantenere lo strumento intonato, anche durante l’esecuzione di un brano (senza disturbare il resto della band!). Questo pedale va inserito tra la chitarra e la catena d’effetti.

L’effetto che occupa il primo posto della catena è il wah-wah, in quanto se inserito dopo gli altri pedali, tende a snaturarne il suono con un risultato tendenzialmente indesiderato (ma anche in questo caso, non è un imperativo!).

Al secondo posto troviamo il compressore. Questo pedale viene spesso usato come boost, per alzare il volume (ad esempio durante un assolo), oppure per enfatizzare l’attacco del plettro sulle corde. Spesso quest’ultimo effetto lo si ricerca per dare maggiore incisività alle ritmiche tipiche del funk! Al terzo posto troviamo le distorsioni. In questa sezione rientrano il crunch, l’overdrive, il fuzz e distorsioni varie. I chitarristi tendono ad avere sempre una vasta gamma di distorsioni sulla pedaliera; un corretto ordine di base è quello di inserire le distorsioni per ordine di gain crescente, quindi prima i crunch, poi eventuali overdrive e infine fuzz e distorsioni.

In seguito alle distorsioni è bene inserire le modulazioni: chorus, phaser, tremolo… In questa categoria rientrano veramente moltissimi pedali e non esiste un preciso ordine in cui inserirli: dovrai sperimentare diverse concatenazioni fino a trovare quella che più ti soddisfa. Ricorda che se dopo un tremolo inserisci il chorus, questo andrà a modulare il suono della chitarra già effettato dal tremolo; viceversa, inserendo il chorus prima del tremolo, sarà il tremolo ad agire sul suono della chitarra modificato in precedenza dal chorus, con risultati timbrici ovviamente differenti. In penultima posizione possiamo inserire il pedale del volume, che posto alla fine della catena agisce come un controllo del volume master.
In fondo alla nostra catena troviamo tutti gli effetti di ambiente, quali il riverbero, il delay, l’echo ecc. Se infatti inserissimo questi prima del pedale volume, agendo su quest’ultimo andremmo ad annullare l’effetto ambiente; al contrario, inserendoli alla fine della catena, nel momento in cui si agirà sul volume la chitarra verrà silenziata ma il riverbero e gli altri effetti di ambiente continueranno ad operare, dando maggiore credibilità al suono (se batti le mani in chiesa, ad esempio, dopo il battito il suono si protrarrà nel tempo a causa del riverbero naturale della stanza; la stessa idea cerchiamo di riprodurla inserendo i pedali ambiente alla fine della catena).
Ora che a tua pedaliera è assemblata, sei pronto/a per il tuo prossimo concerto, ma ricorda, la chiave è sempre e soltanto: “SPERIMENTARE”!

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