Quando, dove, come e perché usare i rivolti

I Rivolti: quando, dove, come e soprattutto perché usarli

Sappiamo dalla teoria classica che ogni accordo, che sia triade o quadriade, può essere suonato in stato fondamentale (quindi con le note 1-3-5 dal basso verso l’alto), oppure in primo rivolto (3-5-1), o ancora in secondo rivolto (5-1-3). Ad esempio un accordo di Do maggiore in primo rivolto avrebbe le note MI-SOL-DO disposte dal basso verso l’alto.

Quando si affronta il tema dei rivolti in un corso di pianoforte l’allievo medio viene colto da un subitaneo sconforto, come a dire: “Ho appena faticato molto per imparare le note di ogni accordo, ora devo pure impararle in ordine diverso?”.

Chiariamo punto per punto l’utilizzo, l’importanza, la comodità e –perché no- anche l’immediatezza dei rivolti se pensati nel giusto modo.

Quando usare i rivolti

Risposta breve: sempre! La ragione per cui si usano i rivolti è che accordi che altrimenti sarebbero lontani tra loro e quindi causerebbero salti scomodi e non bellissimi da sentire, diventano improvvisamente vicini grazie allo sfruttamento delle note in comune.

Ogni accordo avrà, con l’accordo successivo, almeno una nota in comune o quantomeno vicina un tono o un semitono, quindi non sarà mai necessario spostare tutta la mano di intervalli superiori alla seconda; basti pensare che l’accordo più distante da C è D o Bb, tutti gli altri avranno almeno una nota in comune o vicina tramite cambio di rivolto.

Dove usare i rivolti

Abbiamo detto che le note in comune fanno evitare i salti, di conseguenza in un brano musicale gli accordi potranno occupare un minor spazio frequenziale quindi generare un accompagnamento più omogeneo.

Usando bene la tecnica dei rivolti si possono suonare tutti gli accordi nello spazio di un’ottava, quindi il pianista può decidere un registro in cui iniziare col primo accordo e tenere tutti gli altri vicini.

Come usare i rivolti

Sfatiamo un mito: non è necessario impararsi a memoria la filastrocca di ogni rivolto (es. do-mi-sol, mi-sol-do, sol-do-mi), è sufficiente sapere bene quali sono le tre o quattro note che compongono ogni accordo, poi guardare la tastiera e chiedersi: “dove sono le note che voglio io spostando le mie dita il meno possibile?”.

Vedrete che ci sarà sempre una nota vicina, proprio perché le note in un’ottava sono sette e l’accordo ne prende tre o quattro; un bell’esercizio può essere suonare tutti gli accordi di un brano in una di quelle app di pianoforte sullo smartphone, che hanno lo spazio di un’ottava o poco più!

Perché usare i rivolti

Riassumendo, i rivolti sono comodi per via della vicinanza tra le note degli accordi, inoltre danno una buona omogeneità di suono evitando salti, permettono di scegliere un registro in cui suonare senza sbalzi di frequenza, manca l’ultima considerazione, ovvero il suono di ogni rivolto.

L’orecchio umano percepisce con più chiarezza la nota più bassa e la nota “al canto”, cioè la più alta di ogni accordo: la nota bassa sarà sempre fatta alla mano sinistra e non cambierà anche se l’accordo viene suonato in un rivolto diverso, ma la nota al canto diventerà la fondamentale in caso di primo rivolto, la terza in caso di secondo rivolto.

La fondamentale al canto suona più sicura e compiuta, la terza più emotiva e aperta. Famosissimi accompagnamenti o introduzioni di piano non verrebbero ugualmente efficaci se non fossero eseguiti in quel particolare rivolto (es. Rimmel di De Gregori inizia con un secondo rivolto, come anche La Donna Cannone, Imagine di John Lennon parte da uno stato fondamentale, Lean On Me di Bill Withers da un primo rivolto ecc.)

Ogni allievo di pianoforte e tastiere, una volta imparati gli accordi, dovrebbe avere interesse a praticare fin da subito con i rivolti, in modo da acquisire velocità di ragionamento e tarare la mano destra sulle proprie posizioni preferite. Aprite un canzoniere e suonate a prima vista più brani che potete, vedrete che la strada sarà via via sempre più in discesa