Registri vocali: facciamo chiarezza!

di Federica Nuzzi

Esattamente come il riscaldamento vocale, di cui abbiamo parlato in questo articolo, anche il concetto di registri vocali è spesso fonte di dubbi e confusione. Nella didattica del canto si utilizzano infatti numerose espressioni: voce di petto, voce di testa, falsetto, mix, voce piena, voce girata e tante altre. Ma che cosa indicano davvero? Qual è il modo più oggettivo per classificare i suoni emessi dalla nostra voce?

Come scrive il Dott. Fussi, “la descrizione più comune del termine di registro è quella che identifica con tale termine un ambito di frequenze, cioè un gruppo contiguo di note, che possiedono uno stesso timbro vocale e in cui tutti i toni vengono percepiti come prodotti in modo simile”.

Ma cosa significa “stesso timbro vocale” e “prodotti in modo simile”? I criteri per stabilire se un suono e un altro siano simili o differenti possono essere molteplici. Ad esempio si possono distinguere i suoni in base alle aree del corpo che il cantante sente maggiormente coinvolte nella loro produzione, oppure in base all’azione delle cavità di risonanza. Ecco perché nel tempo si sono diffuse numerose terminologie differenti, legate ad altrettanti criteri di classificazione.

È vero che l’uso di certe terminologie rappresenta un valido strumento didattico, perché permette al cantante di apprendere con immediatezza e facilità, ma è anche vero che la mancanza di un vocabolario univoco di riferimento può creare difficoltà di comprensione e comunicazione.

Ecco perché, quando si parla di registri vocali, è utile fare riferimento alla definizione scientifica, che vede i registri come “serie o ambito di frequenze consecutive prodotte con qualità fonatorie identiche, identificabili attraverso rilievi percettivi, acustici, fisiologici ed aerodinamici” (sempre citando il Dott. Fussi). Ma cosa significa? Senza scendere troppo nel dettaglio, possiamo dire che esistono quattro diversi meccanismi vibratori laringei, rilevabili tramite l’analisi del segnale EGG (elettroglottografia, un esame che permette di valutare l’attività delle corde vocali).

Quali sono quindi questi registri vocali? Secondo il criterio appena descritto, distinguiamo quattro meccanismi:

– M0, descritto spesso con il termine di vocal fry, molto utilizzato anche nel parlato e come esercizio di riscaldamento. Con questo meccanismo, caratterizzato da corde vocali spesse e corte e da una sonorità peculiare, produciamo i suoni più gravi della nostra estensione.

– M1 è il meccanismo più utilizzato nella voce parlata, ma è molto impiegato anche nel canto per le frequenze gravi, medie e medio-acute della nostra estensione. È il meccanismo cui facciamo riferimento quando sentiamo espressioni come registro pesante, normale, modale e di petto oppure modalità

– M2 è il meccanismo che utilizziamo tipicamente nel canto (raramente nel parlato) per produrre le note medie e acute della nostra estensione. In questo caso la massa vibrante coinvolta è molto piccola: le corde vocali vibrano infatti solo nella loro parte superficiale. È il meccanismo cui facciamo riferimento quando sentiamo espressioni come falsetto, voce di testa, modalità sottile e registro leggero.

– M3 è il meccanismo che copre la parte più acuta delle frequenze che siamo in grado di emettere. Nella transizione tra M2 e M3 si assiste ad una ulteriore riduzione della parte vibrante delle corde vocali; inoltre è possibile che non ci sia contatto tra le corde durante la fonazione. A questo meccanismo corrispondono i termini usati per registri associati alla produzione di suoni sovracuti (fischio e flageolet).

Ogni registro si estende in un determinato ambito di frequenze, ma è esperienza comune che i registri si sovrappongano (tranne tra M0 e M1, dove tale possibilità sembra non esistere), permettendoci di produrre alcune note con un meccanismo o un altro a seconda delle nostre esigenze e dei nostri gusti.

E la voce mista? Come scrive il Dott. Fussi, “non è il risultato di processo laringeo intermedio, nonostante quello che le caratteristiche acustiche potrebbero suggerire”. Al contrario viene più spesso prodotta negli uomini con il meccanismo M1 e nelle donne con quello M2.

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