Di Gabriel Renteria Linda

Dopo aver parlato di Cultura e Terminologia Hip-Hop, è il momento di guardare al presente: alla Trap e alla Drill.
Una caratteristica fondamentale dell’Hip-hop è il suo continuo rinnovarsi, nascono continuamente nuovi sound, nuovi trend e slang.
Oggi parliamo di termini propri della Trap e della Drill. La prima è un sottogenere del Rap, in voga in italia già dal 2015/2016, reso celebre da artisti come Sfera Ebbasta e Dark Polo Gang. La Drill invece è una corrente artistica esplosa prima in U.S.A. nei primi anni 10, poi in UK intorno al 2014, e tornata in auge anche in Italia negli ultimi due anni, grazie ad artisti come Shiva, Baby Gang, Rondodasosa e molti altri.

Sia la Trap (letteralmente “Trappola”) che la Drill (Trapano, To Drill: forare, bucare) sono caratterizzate da tematiche crude, violente e nichiliste. Impietoso specchio della realtà moderna delle periferie e del “lato oscuro” della società. Non stupiamoci quindi di trovarci di fronte ad una terminologia materialista e schietta. Iniziamo il viaggio.

DRIP: To Drip, letteralmente “Gocciolare”. Termine usato per definire qualcuno pieno di gioielli o vestiti costosi. In slang americano il gioiello è anche indicato come Ice (ghiaccio), da qui il concetto di avere talmente tanto ghiaccio addosso da sgocciolare sul pavimento. Nel nostro paese il termine viene anche italianizzato. Per esempio: “Fratello bella la chain (catena), stai drippando!”

SWAG: Termine cardine del movimento Trap, ha una storia piuttosto lunga e inflazionata. Usato già da artisti U.S.A. come Lil Wayne nel 2009, si riferisce sempre al vestiario, all’apparenza e al look. Le ipotesi di origine del termine sono varie. Addirittura c’è chi individua in Shakespeare il primo ad utilizzare il verbo To Swag per indicare un atteggiamento da spaccone. Infatti, in inglese “Swagger” è la spavalderia. In epoca più moderna però, nello slang afroamericano, swag significa bottino, refurtiva. Quindi avere addosso un capo swag, cioè costoso e ricercato, in un ghetto americano, stava a significare che sicuramente chi lo indossava lo aveva rubato, o comprato con soldi sporchi. In generale oggi swaggare significa avere stile, portare un look originale e “fresco” e comportarsi in maniera spavalda.

NO CAP: L’origine di questo termine è avvolto nel mistero. Già utilizzato nei pezzi rap americani degli anni ’90, è tornato molto in voga negli ultimi due anni. “To Cap” significa essenzialmente mentire. Questa particolare espressione può essere usata quando sei particolarmente scettico (“he’s capping”) o per convincere qualcuno della legittimità della tua affermazione (“no cap”). Come bonus, se senti che il tuo amico non ti sta dicendo la verità, puoi semplicemente mandargli l’emoji del cappellino da baseball e recepirà il messaggio.

PUSHIN’ P: Questo invece è un trend nuovissimo, che ha invaso tutti i social, soprattutto Tik Tok. Lanciato dal rapper Gunna con il brano “Pushin P”, che però non ha fatto altro che rendere virale un’espressione radicata nella cultura popolare di alcune zone di San Francisco e del Texas. P sta per player.
ma c’è differenza tra essere kicking P e essere pushing P. Sei Kicking P se, per esempio, noleggi un’auto di lusso, sei pushing P se invece la compri. Aprire la porta a una donna, per esempio, è P. Rischiare la vita per dare da mangiare ai propri figli è P. Parlare male di qualcuno senza motivo non è P. Possiamo riassumere quindi che essere P è un concetto esteso di “coolness”.

THICK: In inglese letteralmente significa “di spessore”. Quasi sempre viene però riferito, non sempre in maniera rispettosa, ad una donna con una fisicità procace e piacente.
MOOLA o MULA: Non è l’esemplare femminile del mulo, ma in slang significa soldi, grana… Utilizzato già anni fa dal rapper trend-setter Lil Wayne, lo troviamo spesso in brani trap e drill italiani. Per esempio:

“Freddo nel mio nuovo Moncler, mi piove la mula dai jeans, tienimeli nella Chanel” Canta il rapper Lazza in “Cinema”, brano del suo ultimo disco “SIRIO”.

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