A cura di Federico Mastropietro – Allievo NAM 2 PRO Chitarra A.A. 2024/2025
Relatore: Ralph Salati
Introduzione al disco
The Resistance, quinto album in studio dei Muse, è un concept incentrato su 1984 di George Orwell. Pubblicato l’11 settembre 2009 in Italia e Germania e poi rispettivamente il 14 e il 15 dello stesso mese nel resto d’Europa e Stati Uniti d’America, il disco prende il nome dalla sua seconda traccia Resistance.
L’album è stato quasi interamente concepito e registrato nello studio Bellini, in Italia, all’interno dell’abitazione del frontman sul lago di Como. Le tracce sono un vero e proprio percorso all’interno degli intrecci amorosi tra Winston e Julia, protagonisti di 1984, coadiuvati dai molteplici temi politici e sociali già presentati da Orwell e successivamente riproposti da Bellamy.
Una piccola curiosità che non tutti sanno è l’intrigante modalità con cui il gruppo britannico fece uscire il primo singolo: United States of Eurasia. Attraverso il Progetto Eurasia venne, con il supporto di un micro-sito internet, indetta una caccia al tesoro planetaria. Sei chiavette USB vennero nascoste all’interno di grandi città. L’unico modo per ascoltare il singolo era quello di cooperare scovandole per poi inserire i codici per sbloccare i sei frammenti in cui era diviso il brano all’interno del sito.
Il Concept
TRAMA E RIFERIMENTI AL DISCO
1984 è un romanzo politico, oltreché un racconto morale dello scrittore britannico George Orwell. La trama ci presenta un mondo diviso in tre superpotenze totalitarie: Eurasia, Estasia e Oceania (United States of Eurasia). Il nostro protagonista, Winston, vive proprio sotto quest’ultima governata dal Partito che basa il suo potere nei principi del Socing, una forma di socialismo estremo, con a capo la grottesca figura del Grande Fratello, misterioso individuo onnipresente su tutti i manifesti e teleschermi.
Le città del regime sono controllate dalle pattuglie della Psicopolizia, inquietante organo dello stato incaricato di reprimere chiunque abbia un pensiero alternativo a quello dominante (Uprising).
Winston lavora presso gli uffici del Ministero della Verità con il compito di “correggere” articoli o libri non conformi.
Ormai insofferente all’oppressione del regime Winston sente il bisogno di iniziare a scrivere un diario parlando dei suoi sentimenti (azione grave dal punto di vista del Partito). Un giorno di lavoro si accorge di Julia, giovane donna addetta alla stampa dei romanzi per il Ministero della Verità. Inizialmente, con l’impressione di essere pedinato dalla ragazza, pensa che ella sia un agente della Psicopolizia, fino a quando non riceve un biglietto con su scritto “Ti amo” dalla stessa. I due allora con difficoltà riescono ad incontrarsi in un boschetto lontano da qualsiasi tipo di controllo. Winston s’innamora di Julia affascinato dalla natura ribelle e dalla sua disinibizione sessuale, in netto contrasto con i valori del Socing e del sesso come atto riproduttivo e non d’amore portati avanti dal Grande Fratello (Resistance e I Belong To You).
I due troveranno rifugio presso una stanza datagli da un antiquario, Charrington, presso una zona della città meno controllata e riservata ai Prolet, ovvero la classe operaia semianalfabeta. Successivamente aderiranno al “La Fratellanza” o “Confraternita”, un’organizzazione clandestina in contrasto col Partito di cui scoprono la attiva partecipazione di O’Brien, vecchio amico di Winston e funzionario del Partito Interno.
Scoperto ciò Charrington trarrà i due giovani in arresto rivelandosi così un agente della Psicopolizia in incognito. Winston verrà torturato fino alla famosa Stanza 101 dove la sua paura più grande verrà messa in atto. Col timore che dei topi possano divorargli la faccia Winston supplicherà di terminare le torture e di utilizzare Julia al sua posto. Winston, oramai riabilitato viene scarcerato. (MK Ultra). Nel marzo del 1985 in un parco incontrerà Julia ed entrambi ammetteranno di essersi traditi a vicenda durante le torture e di non provare più nulla nei confronti dell’altro. Ora Winston ama il Grande Fratello (Guiding Light e Exogenesis).
COME IL CONCEPT PRENDE FORMA NEL DISCO
Senza ombra di dubbio i temi del concept appaiono negli argomenti dei testi i quali prendono in esame i capitoli presentati da Orwell influenzati da una nuova lettura di Matt Bellamy.
I fils rouges che uniscono i brani dell’album risiedono all’interno delle inquietanti sonorità adottate dai Muse. Un esempio lampante sono la scelta del sound dei synth all’inizio di Resistance e l’organo quasi uscito da un film horror di Unnatural Selection. Il largo utilizzo di chitarre con una distorsione secca e acida (come in Uprising) e del basso distorto rimandano alla crudeltà di 1984.
Altro elemento chiave è un continuo rimando alla musica eurocolta: il romanticismo di Chopin con un segmento del Notturno op.9 in United States of Eurasia (+Collateral Damage). O ancora il Mon Coeur S’Ouvre a Ta Voix tratto dal Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns in I Belong to You. Notevole è anche la collaborazione con l’orchestra sinfonica Edodea Ensamble.
A differenza di altri celebri concept album non abbiamo grossi richiami tra una canzone e l’altra (vedasi The Wall dei Pink Floyd con i suoi continui rimandi ad una stessa linea melodica, armonica e ritmica), anzi fino alla nona traccia del disco troviamo canzoni ben distinte tra di loro. Un elemento di concatenazione di brani lo troviamo negli ultimi 13 minuti del disco. Exogenesis è una vera e propria sinfonia divisa in tre atti i quali occupano rispettivamente le ultime tre tracce.
La prima, l’Overture, è veramente l’apertura orchestrale dell’opera. Il secondo movimento, Cross-pollination, passa da un incipit solo pianoforte a un interludio centrale di rock orchestrale fino a ritornare sul medesimo tema di piano nella conclusione. Il terzo e ultimo, Redemption, ricorda inizialmente la Sonata al chiaro di Luna e successivamente un’opera pianistica in perfetto stile Chopin. Nella parte centrale con l’aiuto di violini e band si raggiunge il pathos della tragedia con poi una redenzione che ci permette di concludere l’ascolto dell’opera.

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Orwell già al centro di molteplici Opere Musicali
Prima del 2009 e di The Resistance altri artisti di fama internazionale, colpiti dai romanzi di George Orwell, decisero di dedicargli canzoni o addirittura interi album.
PINK FLOYD, ANIMALS (1977)
Composto principalmente dal bassista del gruppo, Roger Waters, il disco pubblicato nel gennaio del 1977 è un concept album incentrato su La fattoria degli animali e le condizioni sociopolitiche del Regno Unito. L’idea fondante del concept, come nel romanzo Orwelliano, è la rappresentazione delle classi sociali come fossero differenti animali.
I maiali, dispotici e spietati, rappresentano la classe politica. L’aggressività dei rappresentanti della legge e la fedeltà ingiustificata nella classe politica è figurata dai cani. Mentre il popolo cieco è delineato dalle pecore. Nell’album ad ognuna di queste figure viene dedicato un lungo brano. Ogni Brano dell’album è ben distinto dall’altro ed unito unicamente dalla tematica del romanzo.
DAVID BOWIE, 1984 e BIG BROTHER (1974)
David Bowie ebbe il grande desiderio di creare una sorta di musical incentrato su 1984. L’album Diamond Dogs contenente i singoli 1984 e Big Brother era stato originariamente inteso come tale se non fosse che la oramai vedova di George Orwell, Sonia, non concesse alcun diritto sull’opera. Inoltre per Bowie questo fu il termine della sua collaborazione con Mick Ronson, infatti alle chitarre troviamo Alan Parker. Caratterizzante di 1984 è la sua parte di chitarra con il Wha-wha spesso confusa con Theme From Shaft di Isaac Hayes.
RADIOHEAD, 2+2=5 (2003)
Gruppo di riferimento per i Muse, anche i Radiohead hanno dedicato un brano a 1984 ovvero 2+2=5. La citazione al romanzo rimanda alla frase: “Libertà è la libertà di dire che 2+2=4”. In netto contrasto con il pensiero unico del regime ovvero: “…se il partito dicesse che due più due fa cinque, e prima o poi lo farà, dovremmo crederlo. D’altronde come sappiamo che due più due fa quattro?” Nel videoclip del singolo vi è una citazione a La fattoria degli animali nella quale i maiali sfruttano il lavoro degli altri animali. Il brano diviso in quattro parti presenta una prima in 7/8 e una seconda in 4/4 ove Jonny Greenwood accompagna la voce di Yorke con la chitarra. La terza e la quarta parte, sempre in 4/4, subiscono una forte accelerazione di bpm per poi far andare a chiudere il brano con un riff con la chitarra di Greenwood accompagnato da interventi di sintetizzatori.
Bellamy: non solo musicitsa, ma chitarrista sopraffino
COMPING E HARMONY: RESISTANCE
Elementi estremamente caratterizzanti sono già presenti nell’intro. Il suono dei synth, tra cui un Onde Martenot (strumento elettronico antenato dei moderni sintetizzatori), seguendo una linea armonica di una cadenza andalusa (Im -bVII – bVI- V) intervallata dai rispettivi rivolti, riportata qui sotto in figura trasformano, la loro forma d’onda fino a farla assomigliare alle pale di un drone sopraggiunto per controllare dall’alto ogni minima azione dei protagonisti.
Successivamente lo stesso ruolo onomatopeico ricade sul basso elettrico che plettrando in ottavi le fondamentali e i bassi dei rivolti ricrea lo stesso effetto. Altro elemento fondamentale dell’arrangiamento sono i tom della batteria ad inizio traccia emulanti gli spari.

Per quanto riguarda la chitarra di Bellamy porto all’attenzione la porzione di partitura con analisi riguardante il pre-chorus e il chorus.
Pre-Chorus

Chorus


Ascoltando la canzone si può ben notare come i passaggi armonici eseguiti dalla chitarra cerchino di miscelarsi sia a livello ritmico che melodico con ciò che sta eseguendo la voce, quasi cercandola di doppiare in alcuni punti.
RIFFING
UNNATURAL SELECTION
Escludendo Exogenesis, la quale è divisa in tre parti ben distinte, Unnatural Selection con i suoi quasi sette minuti è la traccia più lunga dell’album.
Descrivendo il brano Bellamy disse: “Volevamo avere una canzone che fosse davvero solo una traccia orientata al riffing. L’intera sezione centrale è piuttosto rock anni Settanta, quasi alla Led Zeppelin. Quella è stata divertente da registrare…”.
Inoltre il batterista Dominic Howard ha descritto il riff finale come “Iron Maiden in pulito”. L’edizione speciale del disco che include la versione surround 5.1 aggiunge, subito dopo l’introduzione di organo, un assolo alla Brian May. Stando a Chris Wolstenholme, bassista del trio, è il brano più rock presente nell’album.
Riff – Verse

Riff Coda

L’ultilizzo di continui ottavi in down-stroke in aggiunta alle soluzioni ritmiche della chitarra ci rimandano ad un mondo trash-metal anni Ottanta/Novanta. Per quanto il suono richiami molto una secca e poco satura distorsione tipica dei primi anni Settanta questo lick ricorda moltissimo il fraseggio ritmico di James Hetfield dei Metallica.
MK ULTRA
La canzone prende il nome dal progetto illegale di esperimenti sugli esseri umani messo in atto dalla CIA tra gli anni Cinquanta e Settanta del XX secolo. “Questa canzone parla di lavaggio del cervello e manipolazione psicologica che è avvenuta nel mondo, a porte chiuse, attraverso i media durante il XX secolo…” ha dichiarato Bellamy.
Da ciò deduciamo la scelta delle sonorità aggressive cariche di frequenze alte (anche il basso distorto è equalizzato di modo che abbia molta punta sulle frequenze medio-alte) che cercano quasi di penetrarti nel cervello. Mk Ultra risulta essere un brano davvero interessante a livello chitarristico. Sia per quanto riguarda l’esecuzione, in particolare del suo riff principale riportato qui sotto in figura, ma anche per quanto riguarda il sound futuristico della chitarra del leader della band.
Infatti Bellamy divide il segnale attraverso uno split: un segnale analogico, come possiamo vedere in Making of The Resistance, passa attraverso un MXR Blue Box Octave Fuzz e successivamente processato dopo il banco da un Delay (nel documentario possiamo osservare il cantante e il tecnico del suono che sperimentano con esso) e un segnale MIDI entra in un Synth VCS.

LEAD GUIDING LIGHT
Brano ahimè poco apprezzato dal pubblico della band, credo sia invece di difficile comprensione. Già dagli argomenti trattati dal testo si evince una certa ricerca e poetica, scorgendo elementi stilnovisti di un amore salvifico all’interno di una storia però senza alcun lieto fine. La musica, giudicata fin troppo felice dalla critica, maschera, senza avere l’ipocrisia di nasconderla, la tragedia di un’amore ormai giunto al termine.
Qui è presente a mio parere l’assolo più bello di tutto l’album. Per i più appassionati all’interno del Making of “The Resistance” è presente Matt Bellamy che esegue l’intera sezione del brano in studio con la sua, ormai signature, Manson Red Glitter successivamente pubblicata nel disco. Più di dieci anni dopo, Bellamy acquistando una Telecaster appartenuta a Jeff Buckley, decise di omaggiarlo registrando una nuova versione di Guiding Light. Molteplici sono le affinità tra la canzone dei Muse e Buckley. Lo stesso Bellamy ha ammesso di aver tratto ispirazione dal cantautore americano per la sua Guiding Light. Gli arpeggi di chitarra soprattutto nel finale del brano sono un chiaro rimando allo stile chitarristico di Buckley. In aggiunta vi è uno stile compositivo cosi melodico, ma al contempo sconsolato. Tutto risulta un po’ più dolce e romantico rispetto al resto dell’album. Potrebbe essere benissimo una canzone scritta da Buckley e poi arrangiata dai Muse.

Analisi Armonica Solo Il solo ha una armonia alquanto semplice ma al contempo trionfante ed efficace. Si apre con un giro di do leggermente più articolato (per la presenza del Dm7 e del Gsus4) e poi continua a muoversi sugli stessi accordi sostituendo però in questa seconda parte il IIm con il IV.

SOUND & GEAR
Come si può ben notare dal documentario “The Making of The Resistance” Matt Bellamy utilizza per la maggior parte del tempo le sue signature, costruite dalla Manson, nelle loro molteplici varianti. Lo vediamo utilizzare in un’unica occasione una Gibson Les Paul Gold Top con i mini-humbucker e una Fender Stratocaster Surf Green con tastiera in acero per rispettivamente la ritmica e la linea principale del solo di Uprising.
Nelle sale di ripresa dello studio vennero utilizzati numerosi amplificatori, di modo così da sperimentare con diversissime sonorità tra di loro,. Tra di essi abbiamo un Vox AC30, delle Marshall Plexi, una testata Budda Superdrive 80 series II, alcune testate della Orange, Fender e Hiwatt. Tra gli svariati sintetizzatori utilizzati spunta il VCS. É molto Interessante il suo utilizzo per via di due fattori. In primis in MK Ultra viene suonato non tramite una tastiera, ma grazie ad una chitarra come spiegato nel paragrafo precedente. Ma soprattutto il VCS fu il primo sintetizzatore portatile della storia, inizialmente prodotto in soli tre esemplari.
Il primo rimasto in possesso al laboratorio in cui era stato costruito, il secondo acquistato da Roger Waters, poi largamente utilizzato in The Dark Side of the Moon, e il terzo dall’italiano Franco Battiato. Inoltre Battiato fu il primissimo ad utilizzarlo, prima ancora dei Pink Floyd, nei suoi album d’avanguardia e inoltre fu un pioniere nel citare e inserire grandi opere del passato all’interno di sue canzoni, come poi Bellamy fece con Chopin e Camille Saint- Saëns in The Resistance.

Manson Red Glitter utilizzata per il solo di “Guiding Light”.

Matt Bellamy registra il solo di “Uprising” con la sua Fender Stratocaster Surf Green

Matt Bellamy alle prese con l’Onde Martenot per l’intro del brano “Resistance”

VCS3, synth utilizzato in “MK Ultra”

MXR Blue Box Ocatave Fuzz utilizzato nel brano “Mk Ultra”
Conclusioni
La scelta di The Resistance per questa tesina è stata dettata in primis da un mio personale apprezzamento dell’opera. La scelta da parte dei Muse di produrre un concept basato su 1984 mi ha sempre affascinato.
I messaggi di unione, cooperazione e ribellione caratterizzanti il disco stesso credo siano valori che ogni musicista, anzi artista debba condividere. Altro intento fondamentale di questo mio lavoro è stato portare in evidenza la genialità di questo gruppo e in particolare di Bellamy, spesso visto come il leader di una band poprock ma in realtà compositore di altissimo livello con citazioni e rimandi ricercatissimi.
Tra l’altro chitarristi, anche di giovane età, non si approcciano allo studio di Bellamy e credo che questo sia un vero peccato, poiché non si avvicinano al linguaggio moderno ed innovativo da lui creato. Tanti chitarristi lo stimano a livello compositivo, ma non vedono in lui un motivo di studio sul proprio strumento. L’obbiettivo ultimo di questa tesina è stato dunque portare alla luce anche un vero maestro del nostro strumento preferito: la chitarra.

















