Tesina di Alessandra Domizi – 1 PRO 2025-26
Relatrice – Federica Nuzzi
1. Introduzione: l’artista
Il brano ‘Come Foglie’ di Malika Ayane è stato presentato al Festival di Sanremo nel 2009 nella categoria ‘Nuove Proposte’, classificandosi al secondo posto. E’ stato scritto da Giuliano Sangiorgi, frontman e cantante dei Negramaro.
Malika Ayane è nata a Milano nel 1984 da padre marocchino e madre italiana. Dal 1995 al 2001 studia violoncello al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Parallelamente, entra nel Coro delle Voci Bianche del Teatro alla Scala. Qui lavora sotto la direzione di giganti come Riccardo Muti e Riccardo Chailly.
Nel 2007 firma un contratto discografico con Sugar Music, di Caterina Caselli, ‘talent scout’ italiana che aveva già lanciato Andrea Bocelli ed Elisa. Il debutto avviene con l’album omonimo Malika Ayane (2008). Il primo singolo è Sospesa, ma è con Feeling Better che ottiene una popolarità massiccia grazie anche all’uso del brano in diversi spot pubblicitari.
Ha partecipato per la prima volta a Sanremo nella sezione Giovani nel 2009 appunto, conquistando il secondo posto con il già citato ‘Come Foglie’. Torna a Sanremo per altre cinque volte negli anni successivi:
- nel 2010 con ‘Ricomincio da qui’ vince il Premio della Critica “Mia Martini” e il Premio della Sala Stampa Radio e TV “Lucio Dalla” nella sezione “Artisti”, scatenando la rivolta dell’orchestra che stracciò platealmente gli spartiti in contestazione del televoto che relegò la cantante al quinto posto;
- nel 2013 con il singolo ‘E se poi’;
- nel 2015, con ‘Adesso e qui (nostalgico presente)’, con cui si classifica terza e che le permette di conquistare per la seconda volta il Premio della Critica;
- nel 2021 con ‘Ti piaci così’;
- nel 2026 con ‘Animali notturni’.
L’artista ha pubblicato sei album in studio, in ordine cronologico: Malika Ayane (2008) – Grovigli (2010) – Ricreazione (2012) – Naïf (2015) – Domino (2018) – Manifesto (2021).
Nel secondo album in studio si concentrano le collaborazioni con Paolo Conte:
- in ‘Little Brown Bear’ Paolo Conte canta insieme a Malika Ayane ed interviene anche suonando il suo celebre kazoo. Il pezzo è stato scritto appositamente dal cantautore astigiano.
- in ‘Chiamami Adesso’ Malika Ayane reinterpreta una cover del brano originariamente pubblicato da Paolo Conte nell’album ‘900’ del 1992. Nella versione presente in ‘Grovigli’, la traccia vede la partecipazione ufficiale dello stesso Conte.
- “Fandango” infine, presente nell’album di esordio omonimo, è firmata da Paolo Conte per quanto riguarda le liriche ed è impreziosita dal suono del suo kazoo.
Paolo Conte ha espresso una profonda stima artistica nei confronti di Malika Ayane, definendo pubblicamente il particolare timbro della sua voce come “un arancione scuro che sa di spezia amara e rara”.
Nella sua carriera artistica Malika Ayane ha vinto numerosi riconoscimenti tra i quali un TRL Award, quattro Wind Music Awards, oltre a diverse candidature tra cui quelle per il Premio Tenco, il Nastro d’Argento, gli MTV Europe Music Awards e gli MTV Awards.
Nel 2012 si avvicina alla recitazione interpretando il corto ‘Perfetta’, un cameo in ‘Tutti i rumori del mare’, nella serie Rai ‘La compagnia del Cigno’ oltre a recitare nei musical di Evita e Cats di Massimo Romeo Piparo.
2. L’album e il brano
L’album da cui è tratto il brano si intitola ‘Malika Ayane’ Sanremo Edition.

Il disco ha raggiunto la posizione numero 9 nella classifica italiana. L’album di debutto è uscito nel 2008, era intitolato semplicemente ‘Malika Ayane’ e conteneva due singoli che hanno accompagnato l’uscita di questo album: ‘Sospesa’ in collaborazione con Pacifico e ‘Feeling Better’. L’album vanta anche la firma di Paolo Conte nel brano ‘Fandango’.
‘Come Foglie’ è stato presentato nella seconda serata del Festival di Sanremo il 18 febbraio 2009 e riproposto la sera successiva in duetto con Gino Paoli. Il brano è poi stato aggiunto all’album solo in occasione della ristampa di Sanremo nel febbraio 2009. Dal punto di vista discografico è stato dunque il terzo singolo della cantante.
L’album si compone delle seguenti tracce:
1. Come foglie – G. Sangiorgi
2. Someday – F. Arnò
3. Sospesa – Malika Ayane, Pacifico
4. Briciole – Malika Ayane, F. Arnò
5. Contro vento – Malika Ayane, F. Arnò
6. True Life – F. Arnò
7. Feeling Better – F. Arnò
8. Blue Bird – F. Arnò
9. Moon – F. Arnò
10. Il giardino dei salici – Malika Ayane, F. Arnò
11. Perfetta – Malika Ayane, F. Arnò
12. Soul Waver – F. Arnò
13. Fandango – Paolo Conte
14. Time Thief – F. Arnò
15. Over the Rainbow – Arlen / Harburg
La formazione della band per questo brano era composta da: Ferdinando Arnò – pianoforte, produzione, arrangiamento; Cesare Chiodo – basso; Lele Melotti – batteria; Giorgio Cocilovo – chitarra.
Di seguito i risultati del singolo:
- ha debuttato nella classifica dei singoli più scaricati in Italia direttamente in quarta posizione, raggiungendo poi la seconda;
- è arrivato alla posizione numero 1 dell’airplay, la classifica dei brani più trasmessi dalle radio italiane;
- ha ricevuto la certificazione FIMI di disco di platino per aver superato i 30.000 download.

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3. Analisi del Testo
È piovuto il caldo, ha squarciato il cielo
Dicono sia colpa di un’estate come non mai
Piove e intanto penso: “Ha quest’acqua un senso?”
Parla di un rumore prima del silenzio e poi
È un inverno che va via da noi
Allora come spieghi questa maledetta nostalgia
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so
Quando arriva e quando parte, se riparte
È arrivato il tempo di lasciare spazio
A chi dice che di spazio e tempo non ne ho dato mai
Seguo il sesto senso della pioggia e il vento
Che mi porti dritta dritta a te che freddo sentirai
È un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi questa maledetta nostalgia
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so
Quando arriva e quando parte, se riparte
È un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi questa maledetta nostalgia
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so
Quando arriva e quando parte, se riparte
È arrivato il tempo di lasciare spazio
A chi dice che di tempo e spazio non ne ho dato mai
Il testo del brano rimanda ad alcuni concetti chiave:
1. Il senso della precarietà, rappresentato dalle foglie. Il brano gioca su metafore stagionali per descrivere lo stato d’animo di incertezza umana e personale. L’essere ‘come foglie’ descrive la fragilità e precarietà dell’uomo, un fluire senza radicamento. Tremare come foglie rimanda alla paura di ciò che succederà. ‘Cadere al tappeto’ richiama una resa, al termine di una lotta contro una situazione difficile o logorante.
2. Il contrasto tra esterno e interno. Il brano ruota inoltre attorno a un paradosso stagionale, un’estate esteriore contrapposta a un inverno interiore. ‘E’ piovuto il caldo’ descrive un’estate soffocante e violenta, che anziché rischiarare squarcia il cielo. Rappresenta un momento della vita in cui qualcosa dovrebbe andare bene ma l’uomo non riesce a goderne. ‘D’estate muoio un pò’ è la frase più forte: mentre il mondo rinasce, chi sta soffrendo si sente ancora più isolato e nell’attesa che arrivi una vera estate anche interiore.
3. Il processo di ricerca di significato e di cambiamento. ‘Ha quest’acqua un senso’ rimanda a una pioggia estiva improvvisa e probabilmente inutile a placare il caldo: metafora di una sofferenza rispetto alla quale la cantante si interroga sullo scopo. ‘Un rumore prima del silenzio’ indica la fase di confusione che tipicamente precede il momento di rottura o cambiamento a cui segue il silenzio. La ‘maledetta nostalgia’ indica qualcosa che non è ancora finito ma che non esiste già più. E’ il ritratto di una persona che si sente fuori posto, dove per posto possiamo intendere una dimensione interiore.
4. Il tempo e lo spazio, nel rapporto con gli altri. ‘E’ arrivato il tempo di lasciare spazio a chi dice che di spazio e tempo non ne ho dato mai’ e ‘a te che freddo sentirai’ rimanda all’inverno interiore che probabilmente genera barriere nella relazione con gli altri.
4. Tecniche Vocali
Il timbro della voce di Malika Ayane è tutt’altro che convenzionale e richiama le voci scure e sabbiose degli interpreti Jazz. La sua vocalità si distingue per la ricca trama di armonici che riesce ad utilizzare, bilanciando le risonanze basse per il calore e quelle alte per la definizione sonora.
Le strofe sono gestite in registro di petto con attacchi morbidi e dolci, in linea con il senso di precarietà ed estraneità veicolato dal brano. Per garantire un incipit confidenziale, l’artista utilizza un canto ‘soffiato’: le corde vocali non mantengono una chiusura completa, lasciando fluire un leggero passaggio d’aria. Viene usato un vibrato stretto e veloce alla fine delle frasi. La transizione tra le note basse e le note più acute delle strofe è fluidissima e impercettibile, a testimonianza di un solido controllo diaframmatico. Questo permette all’artista cambi di registro dinamici, che spaziano verso la voce di testa in alcuni finali di frase (ad esempio sulla seconda sillaba della parola “senso” nella prima strofa), o verso l’uso di risonanze posteriori di derivazione lirica, aiutate anche da una pronuncia più chiusa delle vocali, che tuttavia restano accennate e mai eccessivamente proiettate.
L’estensione del brano verso le note più alte del ritornello viene eseguita attraverso un passaggio deciso di registro in mix. Qui la gestione della laringe rimane bassa per mantenere il suono solido, scuro e denso, evitando che la voce si assottigli o si ‘schiarisca’ troppo nella salita. Il brano torna poi nell’ultima strofa allo stesso soffiato dell’incipit.
Anche in termini di dinamica, il brano segue una struttura circolare:
● Prima strofa: Piano (soffiato)
● Primo ritornello: Mezzoforte
● Seconda strofa: Volume leggermente superiore alla prima
● Secondo ritornello: Mezzoforte
● Bridge: Calo d’intensità rispetto al ritornello precedente per creare attesa
● Ultimo ritornello: Il climax dinamico del brano (il punto più forte)
● Strofa finale: Ritorno al piano e al soffiato iniziale
L’articolazione viene utilizzata in modo strumentale, le consonanti sono usate come rafforzativi e fungono da punteggiatura ritmica (‘r’ di rumore, ‘pr’ di prima, ‘v’ di inverno e va via, ‘tr’ di tremare, ‘f’ di foglie, ‘p’ di poi). I tempi sembrano più scanditi nelle strofe, per lasciare maggiore spazio all’uso del legato nei ritornelli.
L’agilità vocale è sofisticata e mai ostentata, si manifesta nei vibrati stretti e leggeri e ancor più nel continuo cambio di registri e posizioni all’interno delle singole frasi in modo funzionale all’interpretazione delle stesse.
5. Analisi personale del brano
In questo brano colgo un messaggio di stringente attualità che tocca tanto il piano collettivo quanto quello intimo. La sequenza di shock macroeconomici e geopolitici – dalla pandemia ai conflitti recenti – unita alla velocità esponenziale delle rivoluzioni tecnologiche, ci impone di mettere in discussione tutto ciò che fino ad alcuni anni fa appariva ovvio, costringendoci a generare nuove e inedite forme di pensiero e azione.
Gli avvenimenti degli ultimi anni sono la narrazione reale di quella pioggia che squarcia il cielo citata nel testo: rappresentano il rumore assordante che precede il silenzio dell’incertezza.
Accettare questo mutamento radicale implica abbracciare un percorso evolutivo complesso e faticoso: significa costruire nuove identità – quell’illusione di un’estate che non sappiamo se e quando arriverà – provando paradossalmente nostalgia per modelli vecchi che già non esistono più. È un invito a seguire l’intuizione, ridefinendo i nostri spazi fisici e mentali in un mondo che scorre incessantemente, spesso indifferente ai nostri stati di sospensione. In questo senso, il testo diventa una celebrazione della vita intesa come un insieme di fasi diverse, ognuna con la propria dignità e necessità, anche quando queste implicano il passaggio attraverso l’incertezza.
In questo contesto, il verso che parla di ‘lasciare spazio e tempo’ non suona tanto come una concessione agli altri, ma come una ridefinizione di se stessi: imparare a ri-occupare il proprio spazio mentale e a gestire il proprio tempo in modo nuovo, proteggendo le cose che contano veramente dal caos esterno.
Il titolo del brano mi richiama inevitabilmente l’immaginario di ‘Soldati’ di Giuseppe Ungaretti: ‘Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie’. Se nel 1918, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, la metafora descriveva la fragilità della vita umana dinanzi alla morte in trincea, in questo brano il fulcro si sposta sul piano esistenziale e sociale. In entrambi i casi, tuttavia, la foglia rimane l’emblema di chi non ha il controllo del proprio destino, bloccato in una stasi di cui non si intravede l’esito.
È, in definitiva, il racconto della post-modernità: un’epoca in cui l’illusione di ‘avere tutto’, alimentata dal sistema capitalistico, si scontra con la consapevolezza dei suoi limiti strutturali. Dinanzi alla messa in discussione della tenuta di questo sistema e alla fragilità di ciò che credevamo certo, non resta dunque che imparare ad abitare l’incertezza, trovando nel ‘tremore’ della nostra condizione umana non solo un limite, ma una nuova, consapevole forma di resistenza e autenticità.
Essere estranei per un istante, per smettere di essere foglie trascinate dal vento e diventare osservatori consapevoli della propria evoluzione, pronti a ridefinire i nuovi spazi e tempi. In questa sospensione tra ciò che eravamo e ciò che diventeremo, il brano di Malika Ayane diventa lo specchio di una generazione che, osservando il presente con occhi nuovi, celebra la propria metamorfosi, ritrova la propria voce nel silenzio dell’attesa.
6. Conclusioni: motivazione della scelta
Ho scoperto Malika Ayane diversi anni dopo il suo debutto, durante un concerto in un teatro a Milano. La sua dimensione live — non solo per l’abilità canora, ma anche per la gestione umile ed empatica dei silenzi e degli spazi non cantati — mi colpì a tal punto da spingermi a esplorarne l’intera discografia. Ho apprezzato particolarmente album come Grovigli e Naïf, e tuttora brani come Tre Cose, Adesso e qui (Nostalgico presente), la collaborazione in Hello con Cesare Cremonini o la rilettura de La prima cosa bella, restano tra i miei ascolti preferiti.
Tuttavia, ho scelto di focalizzare l’analisi su “Come Foglie” perché è il brano che sento come il ‘correlativo oggettivo’ della mia attuale fase di vita. Alla soglia dei cinquant’anni, che compirò la prossima estate, mi trovo ad abitare un tempo di transizione che somiglia a un autunno della consapevolezza. È un momento in cui il “cadere delle foglie” si fa atto di discernimento tra ciò che è essenziale, a cui dedicare spazio e tempo, e ciò che è superfluo, che può essere finalmente lasciato andare. In questa fase, ciò che abita l’essenziale ha un peso e una forma molto diversi rispetto al passato, mentre l’ingombro del superfluo, sempre maggiore, sembra scivolare altrove.
Come nel testo di Sangiorgi, accolgo oggi una stagione in cui non ho la pretesa di dare un senso immediato al “rumore prima del silenzio”; vivo questa sospensione come la preparazione necessaria al mio secondo tempo. È l’attesa consapevole di un’estate di cui non posso prevedere l’inizio né la durata, ma di cui conservo una certezza ontologica: ripartirà. Cantare questo brano è, dunque, il mio modo di prepararmi a questo nuovo sole, trasformando il tremore dell’incertezza in una consapevole forma di accoglienza.
Dal punto di vista della tecnica vocale, infine, la scelta di questo brano è funzionale all’apprendimento della proiezione vocale, della voce di petto, del controllo laringeo nei passaggi di registro, oltre che dello studio dell’appoggio e del sostegno. La struttura melodica, caratterizzata da escursioni che collegano il range grave a quello acuto, offre l’opportunità di lavorare sulla fluidità del passaggio e sull’omogeneità timbrica, permettendo di gestire in modo più consapevole del passato i cambi di posizione tra le diverse cavità di risonanza e affinando, al tempo stesso, la gestione del fiato lungo tutta l’estensione del brano.

















